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venerdì 7 giugno 2013

Underworld: riflessioni di Nick Shay

Forse nulla è in grado  di raccontare la storia e la cultura del nostro tempo  più della nostra spazzatura. L'epoca del benessere, il consumismo, la pubblicità, la cultura popolare, le tecnologie, l'era atomica, le guerre... in tutto ciò di cui ci disfiamo ogni giorno c'è tutto questo.
Ecco un altro estratto dal libro Underword  in cui troviamo alcune riflessioni del personaggio principale a proposito del suo lavoro e dei rifiuti nell'epoca moderna. 
"la mia azienda si occupava di rifiuti. Noi manipolavamo rifiuti, trattavamo rifiuti, eravamo i cosmologi dei rifiuti. Viaggiavo fino alle pianure costiere del Texas e controllavo uomini in tuta spaziale che seppellivano bidoni di rifiuti pericolosi in giacimenti di sale sotterranei vecchi milioni di anni, i resti disseccati di un oceano mesozoico."
"[...] I rifiuti sono una cosa religiosa. Noi seppelliamo rifiuti contaminati con un senso di reverenza e timore. E' necessario rispettare quello che buttiamo via.[...] I Gesuiti mi hanno insegnato a esaminare le cose alla ricerca di un secondo significato, di collegamenti più profondi. Chissà se pensavano ai rifiuti? Eravamo i manager dei rifiuti, i giganti dei rifiuti, trattavamo i rifiuti universali. I rifiuti hanno un'aura solenne adesso, un aspetto di intoccabilità. Container bianchi di scorie di plutonio con cartellini gialli di avvertimento. Maneggiare con cura. Persino l'infima spazzatura domestica viene controllata attentamente. La gente adesso guarda in modo diverso alla spazzatura, vede ogni bottiglia e cartone schiacciato in un contesto planetario."
 Don DELILLO, Underworld, Torino : Giulio Einaudi Editore, 2012, parte prima, capitolo secondo.

martedì 4 giugno 2013

Underworld: rifiuti & Arte

"La carta appallottolata in un cestino, la lattina di coca cola schiacciata ai bordi della strada, un cumulo di rifiuti possono diventare il canone di architetture moderne, perché attuali."
 Vittorio MARCHIS, Storia delle Macchine, Roma-Bari : Laterza, 2005, p.314.


In questo post, dedicato allo spazio che i rifiuti hanno trovato nell'arte, soprattutto in tempi recenti, il punto di partenza sarà ancora una volta il romanzo "Underworld" , dove già nel secondo capitolo fa la sua prima apparizione l'artista Klara Sax, soprannominata "Bag Lady"(donna della spazzatura). 
Guidando una Lexus nel caldo torrido del deserto dell'Arizona, Nick Shay raggiunge la donna con cui anni prima aveva avuto una relazione e la trova intenta a creare una delle sue opere più grandiose: si tratta di un'istallazione costituita dai rottami di vecchi bombardieri B-52 in disuso  che   Klara  dipinge coadiuvata da decine di volontari. Prima di rievocare i momenti passati c'è una lunga discussione in cui Klara illustra a Nick le modalità e i significati della sua opera:

"abbiamo pistole a spruzzo da carrozzieri che usiamo per dare il primer al metallo. Abbiamo pistole industriali che spruzzano vernici a olio, smalto, vernici epossidiche e via dicendo. Usiamo persino i pennelli. Usiamo i pennelli quando vogliamo l'effetto pennellata."
"Aerei abbandonati. Come alla fine della Seconda Guerra Mondiale, l'unica differenza... anzi ci sono due differenze. La differenza numero uno è che questa volta non abbiamo veramente combattuto una guerra. Abbiamo un certo numero di situazioni postbelliche senza che sia stata combattuta una guerra. E, numero due, non lasceremo che queste grandi macchine muoiano in un campo o vengano vendute come rottami.  -voi le dipingerete. -le stiamo già dipingendo. Le stiamo salvando dalla fiamma ossidrica." 
"[...]trent'anni fa quando abbandonai quadri e cavalletto e cominciai a lavorare con gli scarti, mi attaccarono.[...]Questa volta però non sono lattine di aerosol e scatole  di sardine o tappi di shampoo e materassi. Una volta dipinsi un materasso e un paio di lenzuola. Era la fine del mio matrimonio numero due e dipinsi il letto di conseguenza. Comunque, sì, adesso ho a che fare con bombardieri B-52. Dipingo aeroplani che sono lunghi più di cinquanta metri e hanno un'apertura alare ancora maggiore e un peso complessivo a serbatoio pieno di circa duecentocinquanta tonnellate, aerei che portavano bombe nucleari, ta-ta, ta-ta, dall'altra parte del mondo."
 Don DELILLO, Underworld, Torino : Giulio Einaudi Editore, 2012, parte prima, capitolo secondo.

Qualche capitolo più avanti troviamo una scena in cui Nick Shay e sua moglie Marian, a bordo di una mongolfiera, ammirano dall'alto l'opera di Klara ormai completata, con tutti i suoi 230 aerei disposti in file irregolari; ecco come Nick stesso descrive la scena:
"Ci passammo proprio sopra. Gli aerei erano enormi naturalmente, erano oggetti mastodontici, stratofortezze, impotenti e massicce, con derive spesse, ali attaccate alte sulla fusoliera, qualche pilone di missile ancora intatto, qualche ruota di carrello sospesa, tutte le ruote principali bloccate dai cunei. Pensai sinceramente che erano cose grandiose, dipinte per sottolineare la fine di un'era e l'inizio di qualcosa di tanto diverso che solo una visione come questa poteva auspicarlo. [...] Marian disse: -non potrò più guardare un quadro allo stesso modo.[...] E mi chiesi se l'opera fosse visibile dallo spazio, come quella di un popolo andino scomparso."
 Don DELILLO, Underworld, Torino : Giulio Einaudi Editore, 2012, parte prima, capitolo settimo. 
immagine tratta da: <http://sonoconte.over-blog.it/article-la-base-militare-aerea-di-davis-monthan-il-cimitero-109715178.html>


Dal xx secolo in poi si possono citare decine e decine di artisti che, come il personaggio di Don DeLillo, hanno lavorato con la spazzatura o con materiali di recupero. Di seguito ecco alcuni esempi significativi:  


Venere degli stracci, 1967
Calco di Venere classica in cemento, stracci, mica, cm 150 x 280 x 100
Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli
Foto: P. Pellion 



Merda d'artista, 1961
scatoletta di latta, carta stampata e feci, cm 4,8×6
Museo del Novecento, Milano



Dirty White Trash (with Gulls), 1998


-Sayaka Ganz

Emergence
 Hammerhead Shark, 2007
 copertoni usati, resina, legno, cm 116 x 53 x 56


-Vic Muniz

Marat (Sebastiao), 2008
dalla serie "Pictures of Garbage", cm 129,5 x 101,6


-Ha Schult






-Digitalis mnemonica mapensis M.




L'ultima opera che voglio citare per concludere questo post su arte e rifiuti è la "Digitalis mnemonica mapensis M.", ossia la strana installazione che ogni studente del Politecnico di Torino vede tutti i giorni entrando nella sede in Corso Duca degli Abruzzi 24. Il curioso esemplare di questa nuova specie tecnobotanica cresce nell'aiuola centrale del cortile dell'edificio e il suo inventore/scopritore è il prof. Vittorio Marchis, docente di storia della tecnologia. Per la descrizione dell'opera vi rimando alle pagine seguenti: 


lunedì 27 maggio 2013

Underworld: rifiuti & architettura

 Watts Towers

Al giorno d'oggi sono numerosi gli esempi di edifici costruiti con materiali di recupero o direttamente con degli scarti, tra questi ci sono le Watts Towers. Dette anche Torri di Simon Rodia, sono situate nel distretto di Watts, a Los Angeles e furono interamente costruite a mano da un immigrato Italiano tra il 1921 e il 1954. Sono costituite da una struttura fatta di barre d'acciaio rivestite con materiali di scarto di ogni genere.
In "Underworld", DeLillo ne da una dettagliata descrizione ripercorrendo la storia del loro ideatore e della loro costruzione. Riporto parte del testo in cui Nick Shay, il protagonista del romanzo, camminando per le vie di Los Angeles si ferma ad ammirare queste strane costruzioni:
"Watts Towers, una stramberia nata dalle innocenti visioni anarchiche di qualcuno[...]. Le torri, le vasche per gli uccelli, le fontane, i pali decorati, i cocci vivaci, i colori familiari, il verde delle bottiglie di 7-Up e il blu del Milk of Magnesia, tutte le vivaci maioliche incastonate nel cemento, insomma tutto quel complesso di strutture, porte e pannelli costruito a mano, da un solo uomo, un immigrante di un posto vicino a Napoli,[...],che aveva finito per impiegare trentatré anni della sua vita a costruire quel colosso con verghe di ferro, cocci di terracotta, ciotoli, conchiglie, bottiglie di bibite e rete metallica, impastando il tutto con la malta, tremila sacchi di sabbia e cemento."

Nella foto le Watts Towers di Los Angeles
immagine tratta da:<http://s194.photobucket.com/user/hellochrisy/media/WATTSTOWERS2.jpg.html>
"Camminai tra quelle torri che sembravano lavorate al traforo, tre alte, quattro più piccole, e vidi le maioliche che aveva inserito nell'intonaco sotto una volta, e il vetro fuso e la madreperla schiacciati sulla superficie dei mattoni cotti al sole. Nonostante la natura di scarto dei materiali, l'apparente improvvisazione, e nonostante il predominio dell'intuizione pura, l'uomo era sicuramente un grande costruttore. Il posto aveva una sua unità strutturale, dava l'impressione di temi ripetuti, di un abile lavoro d'ingegneria. E qua e là c'erano le sue iniziali, SR, Sabato Rodia, se questo era davvero il suo nome."
Don DELILLO, Underworld, Torino : Giulio Einaudi Editore, 2012, parte terza, capitolo primo.

Nella foto Sabato Rodia al lavoro su una delle sue torri
immagine tratta da: <http://www.wattstowers.us/history.htm>
Per avere maggiori informazioni sulle Watts Towers e su Simon "Sabato" Rodia vi rimando al sito http://www.wattstowers.us/, da cui ho tratto il seguente documentario del 1957:




In conclusione di questo post, dedicato al rapporto dell'architettura con i rifiuti, voglio citare la figura di Michael Reynolds, un vero e proprio architetto dei rifiuti che fin da tempi insospettabili realizza costruzioni interamente sostenibili  fatte con rifiuti di varia natura. Egli stesso vive nel deserto del New Mexico in una casa autosufficiente da ogni punto di vista, dove i muri e i pavimenti sono fatti interamente da agglomerati di lattine, bottiglie di birra vuote o copertoni usati riempiti di terra.
Su quest' uomo e sulla sua storia è stato girato nel 2007 un documentario di cui qui sotto trovate la prima parte: 

giovedì 2 maggio 2013

mappa della spazzatura

Quanti rifiuti produce ognuno di noi ogni giorno? Dal grafico  qui riportato, tratto da un articolo dell' Economist del 7 giugno 2012, possiamo farci un'idea su quali siano le aree in cui vi è una maggiore produzione di rifiuti pro capite.


























Le aree più scure indicano i Paesi in cui gli abitanti producono in media più di 2.5 Kg di spazzatura ogni giorno; più il colore si schiarisce, più questa media scende. L'Italia si colloca nella fascia dei 2.0-2.49 Kg al giorno per persona, mentre Paesi come Stati Uniti, Norvegia e Nuova Zelanda guidano questa interessante classifica.
 

mercoledì 17 aprile 2013

Se questo blog fosse un film sarebbe...





WALL-E è un film del 2008 il cui protagonista è il robot Wall•E (il suo acronimo sta per Waste Allocation Load-Lifter Earth-Class). Nell'anno 2805, questo robot spazzino è l'unico abitante rimasto sulla Terra e da 700 anni opera per ripulire il pianeta dall'immensa quantità di rifiuti che lo ricopre e che lo rende ormai inospitale. 

 WALL-E's "Day At Work"    


                      

sabato 6 aprile 2013

Underworld: Waste

“Waste, ovvero rifiuti, è una parola interessante, che si può rintracciare nell’inglese antico e nel norvegese antico e si può far risalire al latino, con derivati quali vuoto, svanire e devastare.”  
 Don DeLillo, Underworld,  parte prima, capitolo sesto. 
Le parole riportate sono di Nick Shay, uno degli innumerevoli protagonisti del romanzo che sto leggendo, e costituiscono uno spunto per una breve riflessione sull'etimologia e sulla varietà di termini che identificano i rifiuti.
Il termine inglese waste, oggi sinonimo di garbage, si può riscontrare già nell' inglese antico dove rintracciamo il termine westan. Inizialmente significava "indebolirsi", "perdere forza o salute", da metà del XIV secolo assunse il significato di "spreco" e solo successivamente quello di "scarto" o "rifiuto". L'anglo-francese waster si rifà invece al francese  antico guaster o gaster, che a sua volta deriva dal latino vastum, connettendo l'idea di vuoto e spoliazione con quella di devastazione, rovina, discarica. 

Ecco qui di seguito una rassegna dei principali modi di indicare i rifiuti nelle diverse lingue:


  • italiano: spazzatura, immondizia, pattume, RSU (rifiuti solidi urbani; termine amministrativo-burocratico)


  • inglese: garbage, waste, rubbish, refuse
  • francese: balayage, ordures, poussieres
  • tedesco: abfall, kehricht, mull, schutt
  • spagnolo: barrido, basura
  • polacco: smieci
  • russo: mycop
  • greco: Σκουπίδια
  • arabo: القمامة
  • cinese: 垃圾


  • dialetto piemontese: rumenta, mnis
  • dialetto milanese (meneghino): ruff
  • dialetto veneto: Scoàze, loàme
  • dialetto emiliano: rosch
  • dialetto romano: monnezza
  • dialetto napoletano: munnìzza



venerdì 29 marzo 2013

Sul rapporto tra storia, archeologia e rifiuti

Sono molteplici le ragioni per cui ho deciso di focalizzare la mia attenzione sul tema "technology and garbage" ed è necessario tentare di chiarirli fin da subito. 
Ogni giorno ognuno di noi produce ingenti quantità di rifiuti, infatti nel mondo moderno pressoché ogni attività umana produce dei materiali di scarto che devono essere smaltiti. Occorre però notare che questo problema non è un fenomeno circoscritto all'epoca contemporanea, poiché seguendo la storia dei rifiuti si possono ripercorrere tutte le epoche della storia dell'uomo. 
Del resto cos'è l'archeologia se non lo studio delle tracce materiali lasciate da chi ci ha preceduto? Un esempio è il sito archeologico di "Testaccio" (a Roma), luogo in cui gli archeologi traggono importanti informazioni su tecnologie e processi del passato analizzando i detriti e i rottami presenti in quella che era una vera e propria discarica di epoca romana.

Nella foto: una veduta dei cocci che costituiscono il Monte Testaccio.

Inoltre, da sempre, il grado di civiltà di una società si misura anche in relazione alla capacità di gestire i propri prodotti di scarto. Per secoli il progresso civile è andato di pari passo con il graduale sviluppo di una crescente "educazione civica" che ha consentito all'uomo di migliorare il decoro, le condizioni igieniche e la salubrità degli ambienti in cui vive, traendone benefici in termini di miglioramento della qualità della vita e durata di essa. 

Ecco il link di un'interessante video, realizzato da Piero Angela in collaborazione con Bruno Bozzetto, che ripercorre la storia dei rifiuti. Il video è parte di un'iniziativa di sensibilizzazione promossa dal COBAT.


la lunga storia dei rifiuti: http://www.youtube.com/watch?v=wopY46C7EHM