Visualizzazione post con etichetta Underworld. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Underworld. Mostra tutti i post

venerdì 14 giugno 2013

raccolta differenziata

Un giorno finiremo sommersi dai nostri rifiuti? Moltiplicando il numero di abitanti per la quantità di rifiuti prodotta da ogni individuo, e moltiplicando questa massa crescente di immondizia per l'incapacità di gestirla, è possibile che un giorno questo effettivamente avvenga. In realtà le soluzioni per affrontare il problema esistono, le tecniche sono disponibili, mancano i comportamenti giusti, uno di questi è certamente la raccolta differenziata. 
"A casa nostra raccoglievamo separatamente i rifiuti di vetro, le lattine e i prodotti di carta. Poi separavamo il vetro trasparente  dal vetro colorato. La latta dall'alluminio. I contenitori di plastica, senza tappi o coperchi, li buttavamo via solo il martedì. Poi c'erano i rifiuti organici, per il giardino. E infine i giornali, inclusi gli inserti patinati, ma stavamo attenti a non legarli con lo spago, che è sempre una grossa tentazione."
  Don DELILLO, Underworld, Torino : Giulio Einaudi Editore, 2012, parte prima, capitolo secondo.


Nel video seguente, tratto dal programma televisivo SuperQuark, ci descrive cosa accade ai rifiuti che differenziamo e ci mostra le dinamiche di smaltimento e di recupero di ogni tipo di immondizia, dal vetro alla plastica, all'organico, o agli apparecchi elettronici. 


venerdì 7 giugno 2013

Underworld: riflessioni di Nick Shay

Forse nulla è in grado  di raccontare la storia e la cultura del nostro tempo  più della nostra spazzatura. L'epoca del benessere, il consumismo, la pubblicità, la cultura popolare, le tecnologie, l'era atomica, le guerre... in tutto ciò di cui ci disfiamo ogni giorno c'è tutto questo.
Ecco un altro estratto dal libro Underword  in cui troviamo alcune riflessioni del personaggio principale a proposito del suo lavoro e dei rifiuti nell'epoca moderna. 
"la mia azienda si occupava di rifiuti. Noi manipolavamo rifiuti, trattavamo rifiuti, eravamo i cosmologi dei rifiuti. Viaggiavo fino alle pianure costiere del Texas e controllavo uomini in tuta spaziale che seppellivano bidoni di rifiuti pericolosi in giacimenti di sale sotterranei vecchi milioni di anni, i resti disseccati di un oceano mesozoico."
"[...] I rifiuti sono una cosa religiosa. Noi seppelliamo rifiuti contaminati con un senso di reverenza e timore. E' necessario rispettare quello che buttiamo via.[...] I Gesuiti mi hanno insegnato a esaminare le cose alla ricerca di un secondo significato, di collegamenti più profondi. Chissà se pensavano ai rifiuti? Eravamo i manager dei rifiuti, i giganti dei rifiuti, trattavamo i rifiuti universali. I rifiuti hanno un'aura solenne adesso, un aspetto di intoccabilità. Container bianchi di scorie di plutonio con cartellini gialli di avvertimento. Maneggiare con cura. Persino l'infima spazzatura domestica viene controllata attentamente. La gente adesso guarda in modo diverso alla spazzatura, vede ogni bottiglia e cartone schiacciato in un contesto planetario."
 Don DELILLO, Underworld, Torino : Giulio Einaudi Editore, 2012, parte prima, capitolo secondo.

martedì 4 giugno 2013

Underworld: rifiuti & Arte

"La carta appallottolata in un cestino, la lattina di coca cola schiacciata ai bordi della strada, un cumulo di rifiuti possono diventare il canone di architetture moderne, perché attuali."
 Vittorio MARCHIS, Storia delle Macchine, Roma-Bari : Laterza, 2005, p.314.


In questo post, dedicato allo spazio che i rifiuti hanno trovato nell'arte, soprattutto in tempi recenti, il punto di partenza sarà ancora una volta il romanzo "Underworld" , dove già nel secondo capitolo fa la sua prima apparizione l'artista Klara Sax, soprannominata "Bag Lady"(donna della spazzatura). 
Guidando una Lexus nel caldo torrido del deserto dell'Arizona, Nick Shay raggiunge la donna con cui anni prima aveva avuto una relazione e la trova intenta a creare una delle sue opere più grandiose: si tratta di un'istallazione costituita dai rottami di vecchi bombardieri B-52 in disuso  che   Klara  dipinge coadiuvata da decine di volontari. Prima di rievocare i momenti passati c'è una lunga discussione in cui Klara illustra a Nick le modalità e i significati della sua opera:

"abbiamo pistole a spruzzo da carrozzieri che usiamo per dare il primer al metallo. Abbiamo pistole industriali che spruzzano vernici a olio, smalto, vernici epossidiche e via dicendo. Usiamo persino i pennelli. Usiamo i pennelli quando vogliamo l'effetto pennellata."
"Aerei abbandonati. Come alla fine della Seconda Guerra Mondiale, l'unica differenza... anzi ci sono due differenze. La differenza numero uno è che questa volta non abbiamo veramente combattuto una guerra. Abbiamo un certo numero di situazioni postbelliche senza che sia stata combattuta una guerra. E, numero due, non lasceremo che queste grandi macchine muoiano in un campo o vengano vendute come rottami.  -voi le dipingerete. -le stiamo già dipingendo. Le stiamo salvando dalla fiamma ossidrica." 
"[...]trent'anni fa quando abbandonai quadri e cavalletto e cominciai a lavorare con gli scarti, mi attaccarono.[...]Questa volta però non sono lattine di aerosol e scatole  di sardine o tappi di shampoo e materassi. Una volta dipinsi un materasso e un paio di lenzuola. Era la fine del mio matrimonio numero due e dipinsi il letto di conseguenza. Comunque, sì, adesso ho a che fare con bombardieri B-52. Dipingo aeroplani che sono lunghi più di cinquanta metri e hanno un'apertura alare ancora maggiore e un peso complessivo a serbatoio pieno di circa duecentocinquanta tonnellate, aerei che portavano bombe nucleari, ta-ta, ta-ta, dall'altra parte del mondo."
 Don DELILLO, Underworld, Torino : Giulio Einaudi Editore, 2012, parte prima, capitolo secondo.

Qualche capitolo più avanti troviamo una scena in cui Nick Shay e sua moglie Marian, a bordo di una mongolfiera, ammirano dall'alto l'opera di Klara ormai completata, con tutti i suoi 230 aerei disposti in file irregolari; ecco come Nick stesso descrive la scena:
"Ci passammo proprio sopra. Gli aerei erano enormi naturalmente, erano oggetti mastodontici, stratofortezze, impotenti e massicce, con derive spesse, ali attaccate alte sulla fusoliera, qualche pilone di missile ancora intatto, qualche ruota di carrello sospesa, tutte le ruote principali bloccate dai cunei. Pensai sinceramente che erano cose grandiose, dipinte per sottolineare la fine di un'era e l'inizio di qualcosa di tanto diverso che solo una visione come questa poteva auspicarlo. [...] Marian disse: -non potrò più guardare un quadro allo stesso modo.[...] E mi chiesi se l'opera fosse visibile dallo spazio, come quella di un popolo andino scomparso."
 Don DELILLO, Underworld, Torino : Giulio Einaudi Editore, 2012, parte prima, capitolo settimo. 
immagine tratta da: <http://sonoconte.over-blog.it/article-la-base-militare-aerea-di-davis-monthan-il-cimitero-109715178.html>


Dal xx secolo in poi si possono citare decine e decine di artisti che, come il personaggio di Don DeLillo, hanno lavorato con la spazzatura o con materiali di recupero. Di seguito ecco alcuni esempi significativi:  


Venere degli stracci, 1967
Calco di Venere classica in cemento, stracci, mica, cm 150 x 280 x 100
Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli
Foto: P. Pellion 



Merda d'artista, 1961
scatoletta di latta, carta stampata e feci, cm 4,8×6
Museo del Novecento, Milano



Dirty White Trash (with Gulls), 1998


-Sayaka Ganz

Emergence
 Hammerhead Shark, 2007
 copertoni usati, resina, legno, cm 116 x 53 x 56


-Vic Muniz

Marat (Sebastiao), 2008
dalla serie "Pictures of Garbage", cm 129,5 x 101,6


-Ha Schult






-Digitalis mnemonica mapensis M.




L'ultima opera che voglio citare per concludere questo post su arte e rifiuti è la "Digitalis mnemonica mapensis M.", ossia la strana installazione che ogni studente del Politecnico di Torino vede tutti i giorni entrando nella sede in Corso Duca degli Abruzzi 24. Il curioso esemplare di questa nuova specie tecnobotanica cresce nell'aiuola centrale del cortile dell'edificio e il suo inventore/scopritore è il prof. Vittorio Marchis, docente di storia della tecnologia. Per la descrizione dell'opera vi rimando alle pagine seguenti: 


lunedì 27 maggio 2013

Underworld: rifiuti & architettura

 Watts Towers

Al giorno d'oggi sono numerosi gli esempi di edifici costruiti con materiali di recupero o direttamente con degli scarti, tra questi ci sono le Watts Towers. Dette anche Torri di Simon Rodia, sono situate nel distretto di Watts, a Los Angeles e furono interamente costruite a mano da un immigrato Italiano tra il 1921 e il 1954. Sono costituite da una struttura fatta di barre d'acciaio rivestite con materiali di scarto di ogni genere.
In "Underworld", DeLillo ne da una dettagliata descrizione ripercorrendo la storia del loro ideatore e della loro costruzione. Riporto parte del testo in cui Nick Shay, il protagonista del romanzo, camminando per le vie di Los Angeles si ferma ad ammirare queste strane costruzioni:
"Watts Towers, una stramberia nata dalle innocenti visioni anarchiche di qualcuno[...]. Le torri, le vasche per gli uccelli, le fontane, i pali decorati, i cocci vivaci, i colori familiari, il verde delle bottiglie di 7-Up e il blu del Milk of Magnesia, tutte le vivaci maioliche incastonate nel cemento, insomma tutto quel complesso di strutture, porte e pannelli costruito a mano, da un solo uomo, un immigrante di un posto vicino a Napoli,[...],che aveva finito per impiegare trentatré anni della sua vita a costruire quel colosso con verghe di ferro, cocci di terracotta, ciotoli, conchiglie, bottiglie di bibite e rete metallica, impastando il tutto con la malta, tremila sacchi di sabbia e cemento."

Nella foto le Watts Towers di Los Angeles
immagine tratta da:<http://s194.photobucket.com/user/hellochrisy/media/WATTSTOWERS2.jpg.html>
"Camminai tra quelle torri che sembravano lavorate al traforo, tre alte, quattro più piccole, e vidi le maioliche che aveva inserito nell'intonaco sotto una volta, e il vetro fuso e la madreperla schiacciati sulla superficie dei mattoni cotti al sole. Nonostante la natura di scarto dei materiali, l'apparente improvvisazione, e nonostante il predominio dell'intuizione pura, l'uomo era sicuramente un grande costruttore. Il posto aveva una sua unità strutturale, dava l'impressione di temi ripetuti, di un abile lavoro d'ingegneria. E qua e là c'erano le sue iniziali, SR, Sabato Rodia, se questo era davvero il suo nome."
Don DELILLO, Underworld, Torino : Giulio Einaudi Editore, 2012, parte terza, capitolo primo.

Nella foto Sabato Rodia al lavoro su una delle sue torri
immagine tratta da: <http://www.wattstowers.us/history.htm>
Per avere maggiori informazioni sulle Watts Towers e su Simon "Sabato" Rodia vi rimando al sito http://www.wattstowers.us/, da cui ho tratto il seguente documentario del 1957:




In conclusione di questo post, dedicato al rapporto dell'architettura con i rifiuti, voglio citare la figura di Michael Reynolds, un vero e proprio architetto dei rifiuti che fin da tempi insospettabili realizza costruzioni interamente sostenibili  fatte con rifiuti di varia natura. Egli stesso vive nel deserto del New Mexico in una casa autosufficiente da ogni punto di vista, dove i muri e i pavimenti sono fatti interamente da agglomerati di lattine, bottiglie di birra vuote o copertoni usati riempiti di terra.
Su quest' uomo e sulla sua storia è stato girato nel 2007 un documentario di cui qui sotto trovate la prima parte: 

giovedì 23 maggio 2013

Underworld: Fresh Kills Landfill, la più grande discarica di tutti i tempi

In genere, quando si fa riferimento alle più grandi costruzioni umane, si pensa alla  Grande Muraglia Cinese o alla Grande Piramide di Giza. In verità c'è un'altra struttura di proporzioni gigantesche, visibile anche dallo spazio, che può essere considerata la più grande costruzione umana di tutti i tempi: la discarica Fresh Kills Landfill di Staten Island, a New York. 

Ad un certo punto del romanzo "Underworld", Brian Glassic, "manager dei rifiuti" e socio del protagonista Nick Shay, raggiunge tale discarica per un appuntamento con dei tecnici; ecco la sua reazione quando scorge il sito per la prima volta: 
"Era bruno-rossastra, appiattita in cima, monumentale, illuminata in vetta dalla fiammata del tramonto, e Brian pensò che fosse l'allucinazione di uno di quei cucuzzoli isolati dell'Arizona. Invece era reale, ed era creata dall'uomo, spazzata dal volo roteante dei gabbiani, e Brian capì che poteva essere solo una cosa - la discarica di Fresh Kills a Staten Island."
Nella descrizione dello spettacolo impressionante che Brian ha davanti agli occhi si intrecciano due visioni  diverse e complementari; da un lato vi è una dimensione tecnico-scientifica, con una descrizione precisa dei processi che avvengono sul luogo: 
"C'erano migliaia di acri di spazzatura ammonticchiata, terrazzata e segnata dai percorsi dei bulldozer che spingevano ondate di rifiuti sopra il versante in uso. Brian si sentì rinvigorire, guardando la scena. Chiatte che scaricavano, imbarcazioni più veloci che battevano i canali per raccogliere rifiuti alla deriva. Vide una squadra della manutenzione che lavorava ai tubi di scarico in alto sulle terrazze progettate per controllare lo straripamento dell'acqua piovana. Altre figure in maschera e tuta di butilene erano raggruppate alla base della struttura, a ispezionare materiale isolato per stabilirne il contenuto tossico."
dall'altro lato si affianca una dimensione più filosofica e riflessiva, con la descrizione dell'enormità della struttura che appare come qualcosa di quasi sovrumano e dal carattere esoterico:
"Era fantascienza e preistoria, spazzatura che arrivava ventiquattr'ore al giorno, centinaia di operai, veicoli con rulli compressori per compattare rifiuti, trivellatrici che scavavano pozzi per il gas metano, una fila di camion dal muso lungo che risucchiavano i rifiuti sparsi. Immaginò di osservare la costruzione della grande piramide di Giza - solo che questa era venticinque volte più grande. Per Brian era una visione ispiratrice. Tutta questa industriosa fatica, questo sforzo immane per far entrare il massimo dei rifiuti in uno spazio sempre minore.                         [...]La discarica gli mostrava senza mezzi termini come finiva il torrente dei rifiuti, dove sfociavano tutti gli appetiti e le brame, i grevi ripensamenti, le cose che si desideravano ardentemente e poi non si volevano più. Brian aveva visto centinaia di discariche ma nessuna altrettanto vasta. Sì notevole, e inquietante."
La vista della discarica comprende sullo sfondo anche il World Trade Center, entrambe a loro modo icone della società americana e strettamente interconnesse: 
"Le torri del World Trade Center erano visibili in lontananza e Brian percepì un equilibrio poetico tra quell'idea e questa.
In chiusura del capitolo, Brian prende coscienza dell'importanza della gestione dei rifiuti per la moderna società consumistica e comincia a sentirsi investito di una grande responsabilità nel proprio lavoro; si noti il tono iniziatico e profetico:
"[...]Brian ebbe un attimo di illuminazione. Guardò tutta quella spazzatura in perenne aumento e per la prima volta capì in cosa consistesse il suo lavoro. Non in progettazione o trasporto o riduzione alla fonte. Lui si occupava di comportamento umano, delle abitudini e degli impulsi della gente, dei loro incontrollabili bisogni e innocenti desideri, forse delle loro passioni, sicuramente dei loro eccessi e delle loro debolezze ma anche della loro gentilezza, della loro generosità, e la domanda era come impedire a questo metabolismo di massa di sopraffare l'umanità."
"Questa era la sfida che bramava[...]. Capire tutto questo. Penetrare questo segreto. La montagna era lì,[...] nessuno ne parlava eccetto gli uomini che cercavano di gestirla, e per la prima volta Brian si vide come il membro di una setta esoterica, un ordine di adepti e veggenti, che davano forma al futuro, pianificatori di città, manager dei rifiuti, tecnici del concime, architetti del paesaggio che un bel giorno avrebbero costruito in quel posto giardini pensili, creato un parco valendosi di ogni tipo di oggetto del desiderio, usato, smarrito ed eroso. I più grandi segreti sono quelli spalancati davanti a noi" 
Don DELILLO, Underworld, Torino : Giulio Einaudi Editore, 2012, parte seconda, capitolo terzo.


Da notare il fatto che il legame tra il romanzo di DeLillo, nella cui copertina si stagliano sullo sfondo le Twin Towers, e la discarica di Staten Island, diventa oggi ancor più marcato e significativo se si pensa che, dopo i tragici eventi dell'11 settembre 2001,  le macerie delle torri del World Trade Center furono portate proprio a Fresh Kills. 

Veduta aerea di Fresh Kills Landfill
immagine tratta da: < http://www.ens-newswire.com/ens/mar2001/2001-03-22-01.asp>
Dopo un cinquantennio di attività, in cui l'immenso cumulo di rifiuti giunse ad un'altezza superiore a quella della Statua della Libertà, il 22 marzo 2001 la discarica è stata chiusa definitivamente. Dal 2003 è iniziata la più grande opera di riconversione mai realizzata, che dovrà portare l'area a diventare la più grande area verde di New York. Si noti come, nelle ultime righe da me riportate, la riconversione del sito sia stata di fatto profetizzata dall'autore che pubblica il romanzo nel 1997.

Nell'immagine una previsione di come si presenterà il parco di Fresh Kills
immagine tratta da: <http://en.wikipedia.org/wiki/File:Fresh_Kills_Park.jpg>
Sempre a proposito della discarica di Fresh Kills, ricordo il libro che ho suggerito in un post precedente, in cui lo studio di tale discarica trova grande spazio. L'autore di questo volume è William Rathje, il vero e proprio padre dell' archeologia dei rifiuti (Garbology).

nella foto: William Rathje, archeologo e antropologo
foto tratta da: <http://paulmullins.wordpress.com/tag/william-rathje/>



domenica 28 aprile 2013

Underworld: prima viene... la spazzatura

Uno dei passaggi chiave di "Underworld", almeno per quanto riguarda il tema del mio blog, è quello che cercherò di presentarvi in questo post. 

E' possibile che il motore di sviluppo della storia, dell'intera civiltà umana e della tecnologia, in realtà, non sia altro che una costrizione  dettata dall'esigenza dell'uomo di disfarsi della propria spazzatura?
Nascosta e spinta ai margini, la spazzatura spinge a sua volta influendo più di quanto si crede sull'intera società: la scienza, la matematica, l'arte, la musica... tutto può essere ricondotto ai rifiuti. Per questo, perlomeno secondo la visione del personaggio che sto per presentarvi, essa dovrebbe essere esposta nelle città, studiata e rispettata poiché racconta e rispecchia la società in cui viviamo. 

Per capire meglio ciò che ho detto passiamo direttamente al libro:
ad un certo punto del romanzo fa la sua apparizione Jasse Detwiler, un teorico dei rifiuti visionario e provocatore, che viene accompagnato da Nich Shay e dal suo capo Simeon Biggs, detto Big Sims, in visita a una discarica in fase di costruzione.



Fermo sul bordo di un immenso cratere nel deserto destinato ad accogliere migliaia di tonnellate di spazzatura al giorno, Detwiler comincia una lunga quanto spiazzante analisi sui rifiuti e sulla società:

“[...]la spazzatura ordinaria dovrebbe essere piazzata nelle città che la producono. Esponete la spazzatura, fatela conoscere. Lasciate che la gente la veda e la rispetti. Non nascondete le vostre strutture. Create un’architettura fatta d’immondizia. Progettate fantastiche costruzioni per riciclare i rifiuti e invitate la gente a raccogliere la propria spazzatura e a portarla alle presse e ai convogliatori. Così imparerà a riconoscere la propria spazzatura. Il materiale a rischio, i rifiuti chimici, le scorie nucleari, tutto questo diventerà un remoto paesaggio all’insegna della nostalgia. Gite in autobus e cartoline, posso garantirlo”.

Alla domanda di cosa intenda per nostalgia Detwiler risponde:

“Non bisogna sottovalutare la nostra capacità di provare desideri complessi. Nostalgia per i materiali della civiltà messi al bando, per la forza bruta di vecchie industrie e vecchi conflitti”.

Nelle righe successive Detwiler va oltre e pone i rifiuti addirittura alla base della nascita della nostra civiltà:

“Detwiler disse che le città crescevano sulla spazzatura, centimetro per centimetro, guadagnando in altezza nel corso dei decenni man mano che i rifiuti sepolti aumentavano. La spazzatura veniva sempre ricoperta o spinta ai margini, nelle stanze come nel paesaggio. Ma aveva un suo impeto e reagiva spingendo a sua volta. Spingeva in ogni spazio disponibile, dettando schemi di costruzione e alterando sistemi di rituale. E produceva ratti e paranoia. Così la gente era stata costretta a sviluppare una risposta organizzata, ovvero a inventarsi un modo ingegnoso per disfarsi della spazzatura e costruire una struttura sociale ad hoc – operai, menager, addetti alla rimozione, saccheggiatori. La civiltà è costruita, la storia è guidata”. 

“[...] La civiltà non era nata e fiorita tra uomini che scolpivano scene di caccia su portali di bronzo e parlavano di filosofia sotto le stelle, mentre l’immondizia non era un fetido derivato, spazzato via e dimenticato. No, era stata la spazzatura a svilupparsi per prima, spingendo la gente a costruire una civiltà per reazione, per autodifesa. Eravamo stati costretti a trovare il modo di liberarci dei nostri rifiuti, di usare quello che non potevamo gettare, di riciclare quello che non potevamo usare. La spazzatura aveva reagito alla spinta crescendo ed espandendosi. E così ci aveva costretti a sviluppare la logica e il rigore che avrebbero condotto all’analisi sistematica della realtà, alla scienza, all’arte, alla musica e alla matematica”.

“[...] Io insegno alla Ucla. Porto i miei studenti alle discariche di immondizia e li aiuto a capire la civiltà in cui vivono. Consuma o muori. Questo è il dettato della cultura. E finisce tutto nella pattumiera. Noi creiamo quantità stupefacenti di spazzatura, poi reagiamo a questa creazione, non solo tecnologicamente ma anche con il cuore e con la mente. Lasciamo che ci plasmi. Lasciamo che controlli il nostro pensiero. Prima creiamo la spazzatura e dopo costruiamo un sistema per fronteggiarla”. 
 Don DELILLO, Underworld, Torino : Giulio Einaudi Editore, 2012, parte terza, capitolo primo.
     

lunedì 8 aprile 2013

sfondo

Voglio spendere qualche riga per fare qualche precisazione sullo sfondo che ho scelto per il blog. 
L'oggetto raffigurato è chiaramente una vecchia e usurata palla da baseball, un comune oggetto che chiunque potrebbe trovare in soffitta o in qualche cumulo di rifiuti. In questo caso però la scelta, più che al tema centrale del blog, è proprio legata al romanzo underworld, il cui filo conduttore è appunto una palla da baseball.
In particolare De Lillo racconta il passaggio di mano in mano della palla del fuoricampo di Bobby Thomson nella partita tra i New York Giants e i Brooklyn Dodgers del 3 ottobre 1951 al Polo Grounds di New York.
La palla, recuperata da un ragazzino di colore di nome Cotter Martin, verrà venduta per trentaquattro dollari e cinquanta dal padre, in seguito passerà per le mani di tifosi e collezzionisti di vecchi cimeli sportivi, venendo infine acquistata da Nick Shay per trentaquattromila e cinquecento dollari. 

“La palla era color seppia intenso, impastata di terra, erba e generazioni di sudore - era vecchia, sbattuta, pesta, intrisa di tabacco e macchiata dal tempo e dalle vite che aveva alle spalle, chiazzata dalle interperie e personalizzata come una casa in riva al mare. E aveva una striatura verde vicino al marchio di fabbrica Spalding, aveva ancora un piccolo livido verde nel punto i  cui era andata a sbattere contro un  pilone secondo la storia che l'accompagnava - vernice scrostata da un pilone imbullonato nelle tribune dell'area sinistra impressa sulla superficie della palla. Trentaquattromila e cinquecento dollari.” 
  Don DELILLO, Underworld, Torino : Giulio Einaudi Editore, 2012, parte prima, capitolo settimo.

sabato 6 aprile 2013

Underworld: Waste

“Waste, ovvero rifiuti, è una parola interessante, che si può rintracciare nell’inglese antico e nel norvegese antico e si può far risalire al latino, con derivati quali vuoto, svanire e devastare.”  
 Don DeLillo, Underworld,  parte prima, capitolo sesto. 
Le parole riportate sono di Nick Shay, uno degli innumerevoli protagonisti del romanzo che sto leggendo, e costituiscono uno spunto per una breve riflessione sull'etimologia e sulla varietà di termini che identificano i rifiuti.
Il termine inglese waste, oggi sinonimo di garbage, si può riscontrare già nell' inglese antico dove rintracciamo il termine westan. Inizialmente significava "indebolirsi", "perdere forza o salute", da metà del XIV secolo assunse il significato di "spreco" e solo successivamente quello di "scarto" o "rifiuto". L'anglo-francese waster si rifà invece al francese  antico guaster o gaster, che a sua volta deriva dal latino vastum, connettendo l'idea di vuoto e spoliazione con quella di devastazione, rovina, discarica. 

Ecco qui di seguito una rassegna dei principali modi di indicare i rifiuti nelle diverse lingue:


  • italiano: spazzatura, immondizia, pattume, RSU (rifiuti solidi urbani; termine amministrativo-burocratico)


  • inglese: garbage, waste, rubbish, refuse
  • francese: balayage, ordures, poussieres
  • tedesco: abfall, kehricht, mull, schutt
  • spagnolo: barrido, basura
  • polacco: smieci
  • russo: mycop
  • greco: Σκουπίδια
  • arabo: القمامة
  • cinese: 垃圾


  • dialetto piemontese: rumenta, mnis
  • dialetto milanese (meneghino): ruff
  • dialetto veneto: Scoàze, loàme
  • dialetto emiliano: rosch
  • dialetto romano: monnezza
  • dialetto napoletano: munnìzza



venerdì 29 marzo 2013

Underworld: informazioni sul libro

Nel romanzo "Underworld", nonostante DeLillo tocchi moltissimi e interessantissimi altri aspetti, quello della "spazzatura" costituisce certamente un tema ricorrente. Per citare un esempio, senza entrare ancora nel dettaglio, tra i protagonisti troviamo Klara Sax, un'artista che realizza le sue opere usando materiali di scarto, in particolare dipinge vecchi bombardieri B-52 abbandonati nel deserto dell'Arizona. Un'altra figura che è centrale all'interno del romanzo, che è collegata al tema che si va a trattare, è quella di Nick Shay, un imprenditore impegnato nel campo dello smaltimento dei rifiuti. 
Prima di cominciare qualunque digressione è comunque utile avere un'idea generale del libro in questione, per questo motivo rimando i miei lettori al seguente link: http://www.parodos.it/books/rest/delillo.htm, dove potranno trovare un' utile recensione. 

domenica 24 marzo 2013

Introduzione

Benvenuti, 

questo è il mio primo blog personale, sarà realizzato in parallelo al corso di "storia della tecnologia" del Politecnico di Torino (prof. Vittorio Marchis), e cercherà di seguire le tappe del corso, non partendo direttamente dallo studio dei prodotti dello sviluppo tecnologico, ma dai suoi "sottoprodotti", sia culturali sia materiali, trattando in particolare temi come lo smaltimento dei rifiuti, il riciclo, gli sprechi, nonchè il consumismo e i suoi effetti. 


Il punto di riferimento che ho scelto è il romanzo "Underworld" di Don DeLillo, che fornirà spunti e pretesti per trattare svariati aspetti storici.