domenica 21 aprile 2013

La piazza universale di tutte le professioni del mondo

"la piazza universale di tutte le professioni del mondo" di Tommaso Garzoni è una monumentale opera  del 1585 che raccoglie e analizza tutti i mestieri e le professioni del sedicesimo secolo. 

Ho passato in rassegna l'indice in cerca di qualcosa che fosse correlato al tema centrale di questo blog e ho individuato le seguenti occupazioni:     
            - monatti, beccamorti, o sotterratori:       pag.330
            - saponari, lavandiere, bugandiere:        pag.605
            - cavatori da pozzi, o purgatori:              pag 621
            - spazzacamini:                                       pag 620

l'ultimo termine, Bugata,  indicava il bucato, che veniva fatto usando acqua bollente e cenere.
                                                                                                                                                   Riporto infine il modo umoristico in cui l'autore decide di non volersi dilungare troppo su queste professioni così disgustose:
“Ma perché la cosa puzza a ragionarne troppo, io gli lascio con la zangola in mano, o col mostaccio sporco dentro nel cesso, fin ch'io ritorno a loro. Et fra tanto fò passaggio ad altri professori.”   (pag. 622)

mercoledì 17 aprile 2013

Se questo blog fosse un film sarebbe...





WALL-E è un film del 2008 il cui protagonista è il robot Wall•E (il suo acronimo sta per Waste Allocation Load-Lifter Earth-Class). Nell'anno 2805, questo robot spazzino è l'unico abitante rimasto sulla Terra e da 700 anni opera per ripulire il pianeta dall'immensa quantità di rifiuti che lo ricopre e che lo rende ormai inospitale. 

 WALL-E's "Day At Work"    


                      

giovedì 11 aprile 2013

il monastero medioevale: esempio di "sostenibilità"

"Il monastero,come entità autonoma, è anche l'espressione di un sistema produttivo basato sull'autosufficienza rurale. Dalla coltivazione dell'orto, dall'allevamento dei maiali e delle oche, sino alla produzione dell'olio, della birra, dei salumi, del pane, tutto si esaurisce all'interno delle mura del monastero."
 Vittorio MARCHIS, Storia delle Macchine, Roma-Bari : Laterza, 2005, p.36.

Uno dei fenomeni che caratterizzò il Medioevo fu la diffusione dei monasteri. La pianta dell'abbazia di San Gallo, che è stata oggetto della lezione di mercoledì 10 aprile, costituisce un modello ideale di organizzazione degli spazi del monastero, in cui ogni luogo è adibito ad una precisa funzione. 

                   


La ricerca dell'isolamento e il fatto che la regola benedettina prescrivesse il lavoro manuale fece sì che le comunità monastiche sviluppassero un'economia autarchica, riuscendo a produrre da sé tutto ciò di cui avevano bisogno. Ben presto le abbazie medievali divennero vere e proprie città produttive, caratterizzate dall'attenzione volta al contenimento di ogni tipo di spreco e dalla capacità di utilizzare e riutilizzare ogni tipo di risorsa naturale. Per questa ragione possiamo attribuire a questo tipo di comunità il moderno concetto di sostenibilità. 

I monasteri comprendevano oltre la chiesa, le celle e i dormitori, anche boschi, orti, vigneti, l' hortus simplicium, le cucine, l' infermeria, la biblioteca, lo scriptorium, la scuola, i magazzini e i granai, le macine, i mulini, la sartoria, la falegnameria, e altri laboratori di ogni genere. 

Nulla veniva sprecato, alcuni esempi:
- il cibo avanzato veniva dato al bestiame e da esso si ricavava non solo la carne, ma anche la lana per i vestiti, la pelle (usata per realizzare calzari e pergamene), le setole per i pennelli,  le  penne (d'oca o di cigno) usate per scrivere, oppure fonti proteiche come latte e uova. Inoltre spesso c'era anche un allevamento di api che forniva miele e cera per le candele.
- Generalmente, ai monaci non era concesso consumare carne, perciò, essa o veniva barattata con l'esterno o veniva consumata dai lavoratori laici che talvolta lavoravano all'interno del monastero.
- Il latte in eccesso veniva utilizzato per produrre burro e formaggi (che si conservano più a lungo).
- Dal lavaggio dei pennelli si recuperavano i residui di pigmento.
- I corni bovini venivano usati per conservare l'inchiostro e funzionavano da calamai. 
- Le latrine venivano periodicamente svuotate e il loro contenuto veniva portato fuori dal convento  per essere probabilmente utilizzato come concime. 

Infine, per lo smaltimento degli scarti delle attività produttive e artigianali che non potevano essere riutilizzati o che potevano risultare nocivi, venivano scavati dei "butti", ossia delle fosse a forma di fiasca in cui venivano gettati i rifiuti. I butti erano coperti da un pesante tappo di legno oppure da una lastra di pietra. 

Per approfondire ecco alcune pagine interessanti:     
                           

lunedì 8 aprile 2013

sfondo

Voglio spendere qualche riga per fare qualche precisazione sullo sfondo che ho scelto per il blog. 
L'oggetto raffigurato è chiaramente una vecchia e usurata palla da baseball, un comune oggetto che chiunque potrebbe trovare in soffitta o in qualche cumulo di rifiuti. In questo caso però la scelta, più che al tema centrale del blog, è proprio legata al romanzo underworld, il cui filo conduttore è appunto una palla da baseball.
In particolare De Lillo racconta il passaggio di mano in mano della palla del fuoricampo di Bobby Thomson nella partita tra i New York Giants e i Brooklyn Dodgers del 3 ottobre 1951 al Polo Grounds di New York.
La palla, recuperata da un ragazzino di colore di nome Cotter Martin, verrà venduta per trentaquattro dollari e cinquanta dal padre, in seguito passerà per le mani di tifosi e collezzionisti di vecchi cimeli sportivi, venendo infine acquistata da Nick Shay per trentaquattromila e cinquecento dollari. 

“La palla era color seppia intenso, impastata di terra, erba e generazioni di sudore - era vecchia, sbattuta, pesta, intrisa di tabacco e macchiata dal tempo e dalle vite che aveva alle spalle, chiazzata dalle interperie e personalizzata come una casa in riva al mare. E aveva una striatura verde vicino al marchio di fabbrica Spalding, aveva ancora un piccolo livido verde nel punto i  cui era andata a sbattere contro un  pilone secondo la storia che l'accompagnava - vernice scrostata da un pilone imbullonato nelle tribune dell'area sinistra impressa sulla superficie della palla. Trentaquattromila e cinquecento dollari.” 
  Don DELILLO, Underworld, Torino : Giulio Einaudi Editore, 2012, parte prima, capitolo settimo.

sabato 6 aprile 2013

Underworld: Waste

“Waste, ovvero rifiuti, è una parola interessante, che si può rintracciare nell’inglese antico e nel norvegese antico e si può far risalire al latino, con derivati quali vuoto, svanire e devastare.”  
 Don DeLillo, Underworld,  parte prima, capitolo sesto. 
Le parole riportate sono di Nick Shay, uno degli innumerevoli protagonisti del romanzo che sto leggendo, e costituiscono uno spunto per una breve riflessione sull'etimologia e sulla varietà di termini che identificano i rifiuti.
Il termine inglese waste, oggi sinonimo di garbage, si può riscontrare già nell' inglese antico dove rintracciamo il termine westan. Inizialmente significava "indebolirsi", "perdere forza o salute", da metà del XIV secolo assunse il significato di "spreco" e solo successivamente quello di "scarto" o "rifiuto". L'anglo-francese waster si rifà invece al francese  antico guaster o gaster, che a sua volta deriva dal latino vastum, connettendo l'idea di vuoto e spoliazione con quella di devastazione, rovina, discarica. 

Ecco qui di seguito una rassegna dei principali modi di indicare i rifiuti nelle diverse lingue:


  • italiano: spazzatura, immondizia, pattume, RSU (rifiuti solidi urbani; termine amministrativo-burocratico)


  • inglese: garbage, waste, rubbish, refuse
  • francese: balayage, ordures, poussieres
  • tedesco: abfall, kehricht, mull, schutt
  • spagnolo: barrido, basura
  • polacco: smieci
  • russo: mycop
  • greco: Σκουπίδια
  • arabo: القمامة
  • cinese: 垃圾


  • dialetto piemontese: rumenta, mnis
  • dialetto milanese (meneghino): ruff
  • dialetto veneto: Scoàze, loàme
  • dialetto emiliano: rosch
  • dialetto romano: monnezza
  • dialetto napoletano: munnìzza



venerdì 29 marzo 2013

Underworld: informazioni sul libro

Nel romanzo "Underworld", nonostante DeLillo tocchi moltissimi e interessantissimi altri aspetti, quello della "spazzatura" costituisce certamente un tema ricorrente. Per citare un esempio, senza entrare ancora nel dettaglio, tra i protagonisti troviamo Klara Sax, un'artista che realizza le sue opere usando materiali di scarto, in particolare dipinge vecchi bombardieri B-52 abbandonati nel deserto dell'Arizona. Un'altra figura che è centrale all'interno del romanzo, che è collegata al tema che si va a trattare, è quella di Nick Shay, un imprenditore impegnato nel campo dello smaltimento dei rifiuti. 
Prima di cominciare qualunque digressione è comunque utile avere un'idea generale del libro in questione, per questo motivo rimando i miei lettori al seguente link: http://www.parodos.it/books/rest/delillo.htm, dove potranno trovare un' utile recensione. 

Sul rapporto tra storia, archeologia e rifiuti

Sono molteplici le ragioni per cui ho deciso di focalizzare la mia attenzione sul tema "technology and garbage" ed è necessario tentare di chiarirli fin da subito. 
Ogni giorno ognuno di noi produce ingenti quantità di rifiuti, infatti nel mondo moderno pressoché ogni attività umana produce dei materiali di scarto che devono essere smaltiti. Occorre però notare che questo problema non è un fenomeno circoscritto all'epoca contemporanea, poiché seguendo la storia dei rifiuti si possono ripercorrere tutte le epoche della storia dell'uomo. 
Del resto cos'è l'archeologia se non lo studio delle tracce materiali lasciate da chi ci ha preceduto? Un esempio è il sito archeologico di "Testaccio" (a Roma), luogo in cui gli archeologi traggono importanti informazioni su tecnologie e processi del passato analizzando i detriti e i rottami presenti in quella che era una vera e propria discarica di epoca romana.

Nella foto: una veduta dei cocci che costituiscono il Monte Testaccio.

Inoltre, da sempre, il grado di civiltà di una società si misura anche in relazione alla capacità di gestire i propri prodotti di scarto. Per secoli il progresso civile è andato di pari passo con il graduale sviluppo di una crescente "educazione civica" che ha consentito all'uomo di migliorare il decoro, le condizioni igieniche e la salubrità degli ambienti in cui vive, traendone benefici in termini di miglioramento della qualità della vita e durata di essa. 

Ecco il link di un'interessante video, realizzato da Piero Angela in collaborazione con Bruno Bozzetto, che ripercorre la storia dei rifiuti. Il video è parte di un'iniziativa di sensibilizzazione promossa dal COBAT.


la lunga storia dei rifiuti: http://www.youtube.com/watch?v=wopY46C7EHM